IL CASO CRESCENTINI
Crescentini, aspettando la sentenzaMarzia Bonacci, 29 novembre 2007Il caso Abbiamo parlato con il sindacalista della Fillea-Cgil campana licenziato. Il 7 dicembre la sezione lavoro del Tribunale di Napoli si esprimerà sul suo ricorso per il reintegro. Mentre attende questa data, ci racconta quanta amarezza abbia provato in questi mesi per aver perso un lavoro che era tutta la sua vitaParlare con Ciro Crescentini è ogni volta un'occasione per ripercorrere una vicenda lavorativa fosca, ma anche una storia personale fatta di passione per una professione, quella del sindacalista, che ti porta a visitare cantieri e case di lavoratori con la speranza di riuscire a difenderne i diritti, animato dal convincimento in un mondo più giusto e onesto. Una convinzione che, come racconta lui stesso, nasce dal "provenire da una famiglia povera, che ti insegna che l'onestà non è una bandiera da sventolare ma una pratica di vita". Con un nonno maresciallo e un papà metalmeccanico non è difficile comprendere l'origine di questo sentimento: "eravamo cinque fratelli -racconta Crescentini- e quando mio padre è stato licenziato ci hanno staccato la corrente. Io la povertà l'ho vissuta sulla mia pelle e perciò la combatto immedesimandomi negli altri, nelle loro vicende". Per questo, il suo licenziamento dalla Fillea-Cgil campana è stato per lui un "duro colpo" che non potrà mai dimenticare, e che lo spinge a guardare al 7 dicembre, giorno in cui la sezione lavoro del Tribunale di Napoli si pronuncerà sul suo ricorso contro il licenziamento, con grande attesa. "Mi aspetto di essere reintegrato e credo di poter dire che il giudice mi riconoscerà ragione", spiega, aggiungendo però che "si potrebbe anche profilare l'ipotesi che, non essendo applicabile l'articolo 18 ai dipendenti della Cgil, il Tribunale imponga che mi sia offerto un risarcimento economico". In verità la Fillea, sollevandolo dai suoi incarichi, aveva avanzato a Crescentini la possibilità di essere trasferito alla Cassa edile, ipotesi che lui non ha mai tenuto in considerazione, perché "la Cassa edile è dei lavoratori e loro devono occuparne i posti, devono essere privilegiati: con la mia presenza infatti si riconfermerebbe una logica di lottizzazione. Inoltre, sarebbe un declassamento della posizione che ho rivestito fino ad ora". Scartata questa eventualità, come anche quella di una compensazione economica, ora Ciro non può che aspettare la sentenza della prossima settimana. In questi due mesi comunque Crescentini non è stato solo. Si sono organizzati due comitati che hanno rivolto due appelli ad Epifani per il suo reintegro alla Fillea-Cgil: uno di Napoli, che ha raccolto 150 firme soprattutto fra la società civile, e uno toscano, che ne ha raccolte 450. Tra queste sottoscrizioni ci sono quelle di Dario Fo, Franca Rame, Alex Zanotelli, esponenti politici di tutti i partiti e intellettuali. Oltre alle dichiarazioni pubbliche in suo favore di importanti esponenti della Cgil campana, fra cui Raffaele Pirozzi o Arturo Piscopo. Nonostante questa solidarietà, lui si è sentito comunque solo, nel senso che un sentimento di amarezza lo ha accompagnato e lo accompagna in modo costante. "Da 60 giorni -afferma- sono in una situazione lavorativa di blocco totale, con i lavoratori che mi hanno chiamato per chiedermi un aiuto e io che ero impossibilitato a fornirglielo". Cosa ci può essere di più grave per un uomo che ha vissuto per 25 anni in modo così radicale la sua professione lottando per i diritti delle donne e degli uomini che lavorano? "Questa professione era ed è la mia vita: il miglior posto di occupazione e la migliore retribuzione non mi potranno mai compensare della sua perdita", ci spiega.Proprio in questo modo di vivere il suo lavoro Crescentini ravvisa i motivi dell'allontanamento subito da parte dell'organizzazione. "Il sindacalista deve essere autonomo dalle forze politiche, ma anche di quelle sindacali per le quali lavora. Io ho patito questa vocazione all'indipendenza. Mi sono reso conto che tutte le volte che si toccavano alcuni "santuari", politici e non, scattava la pronta reazione di questi stessi soggetti che premevano sui vertici sindacali per ostruire il mio lavoro". Un paradosso, spiega, perché "si dice ai giovani di denunciare e combattere la camorra, ma poi si lascia solo un sindacalista che, come me, ha fatto solo il suo dovere". Il quadro che Ciro ricostruisce della Campania è del resto agghiacciante: è l'immagine di una Regione dove collusione e clientelismo sono aggettivi ricorrenti nella cosa pubblica, come realtà e come gestione. "Come dice Saviano -sostiene Ciro- in Campania esiste o'sistema, che non è fatto solo dai boss o dai loro gregari che sparano per le strade o spacciano la droga, ma che al contrario assume diverse forme. Se denunci l'Ispettorato del Lavoro, se affermi di essere contro la privatizzazione dell'acqua, se difendi un lavoratore dal mobbing, se ti opponi a gare d'appalto truccate, se ti schieri contro un manager di una azienda legato ad un partito, ecco che allora tu ti metti contro questa rete, questa struttura, questo sistema. Io l'ho fatto con le mie vertenze e ora lo sto pagando".Un sistema di potere, dice Ciro, ma se gli si chiede che colore abbia, lui non ha dubbi: li possiede tutti quanti. "O'sistema è trasversale ed anche il mio partito, Rifondazione, non ha saputo distaccarsene con convinzione". Un esempio? "L'appello toscano in mio favore è stato sottoscritto anche da esponenti politici, quello campano no, si contano sulle dite di una mano i responsabili locali del Prc che hanno firmato, è stata soprattutto la gente comune a sostenermi. Certo ci sono stati i comunicati e le dichiarazioni, ma è un livello più formale. Nazionalmente invece c'è stata la solidarietà più forte. E lo stesso vale per il sindacato di cui faccio parte e dove si è creata una questione morale che va combattuta, affrontata". Anche di questo Ciro offre un esempio. "Michele Gravano (segretario regionale) e Giovanni Sannino (segretario generale Fillea-Cgil di Napoli) mi hanno deferito alla Commissione disciplinare interna per le dichiarazioni che ho reso alla stampa: io mi sono difeso come lavoratore e loro mi accusano di aver offeso l'immagine della Cgil. Una assurdità se si tiene conto che nell'organizzazione ci sono stati casi di parentopoli senza che nessuno prendesse provvedimenti". Ora non resta che aspettare la sentenza del 7 dicembre, forse un po' amareggiati ma con la certezza che comunque vada Crescentini "non è 'nu paz", come vogliono far credere in molti, ma semplicemente un sindacalista. Nel senso grande e profondo del termine.
venerdì 30 novembre 2007 11.16.00 PST
mercoledì 2 aprile 2008
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1 commento:
CARI AMICI
Sono una consulente e ho rapporti di lavoro con la Cassa Edile della provincia di Agrigento.
Ciò che succede in Campania negli enti bilaterali tipo Casse Edili e Scuole Edili è niente in confronto di cosa succede in Sicilia ed in particolare ad Agrigento.
Tutti i vertici provinciali e regionali di tutte e tre le sigle sindacali, facente parte del consiglio d’amministrazione dovrebbero vergognarsi. Assieme al presidente , direttore e consiglieri assumono i propri figli e nipoti con dispregio del CCNL degli Edili e dello statuto della Cassa Edile VERGOGNA.
Le assunzioni si dovrebbero fare per selezione e per professionalità, così recita il CCNL.
Ma ad essere assunti per linea diretta sono sempre loro, i soliti parenti dei direttori, presidente e sindacalisti, mentre i figli dei poveri lavoratori, che finanziano gli Enti con i loro contributi, devono emigrare per poter trovare un posto di lavoro, VERGOGNATEVI.
Ed il sindacato che dovrebbe tutelare gli interessi dei lavoratori che fa????, si mette dalla parte datoriale e si spartiscono i posti di lavoro. In questo modo violano gli statuti sindacali, che invece affermano proprio il contrario, e cioè il valore della Solidarietà in una società senza privilegi e discriminazioni in cui si riconosce il diritto al lavoro, alla salute, alla tutela sociale ecc.
VERGOGNA avete calpestato la speranza di tanti giovani figli di onesti lavoratori, che non hanno la fortuna di essere parenti di questi personaggi.
VERGOGNA avete trasformato i due enti Cassa Edile e Scuola Edile in una cosca affaristica.
E arrivato il momento che la magistratura si svegliasse, perché la mafia parte proprio da li, con questi atteggiamenti di sfida alle istituzioni e dalle immunità che riescono trovare con la connivenza di pezzi dello stato. E ora che anche i lavoratori edili si ribellino a questi soprusi e reclamino i loro diritti, pretendendo pubblici concorsi con pubbliche commissioni e che vadano avanti i più meritevoli e non i figli e parenti degli amministratori e sindacalisti. VERGOGNA
AGRIGENTO VALLE DEI TEMPLI
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